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Piazza al Serchio è da sempre il punto di snodo delle strade che collegano la Garfagnana con l’Emilia e la Lunigiana. Questa ubicazione è alla base della sua storia e del suo recente sviluppo.
I primi insediamenti risalgono al periodo del Paleolitico Medio in quanto diversi sono i resti di utensili trovati nel territorio, specialmente nella zona fra la località Forcola e la frazione di Sant’Anastasio. Nel primo millennio a.c. furono i Liguri a conquistare la zona ed i loro villaggi divennero nell’Alto Medioevo i principali centri amministrativi e militari fino a costituire i territori degli odierni Comuni. Ai liguri si aggiunsero, sul finire del Secondo secolo a.c., i coloni romani che in poco tempo divennero i padroni della valle sino al VI secolo d.c. Il segno più importante del loro dominio fu la costruzione della via Clodia, che da Lucca risaliva il corso del fiume Serchio ed arrivando a Piazza al Serchio si diramava in una via per Sillano e Pradarena e in un’altra per il Passo di Carpinelli e la valle dell’Aulella in Lunigiana, in particolar modo verso l’importante emporio commerciale di Luni. La “romanizzazione” del territorio non subì eccessivi danni a seguito della caduta dell’Impero Romano, della lunga guerra gotica e neppure sul finire del Sesto secolo, allorché la Garfagnana cadde in mano dei Longobardi.
Durante l’Alto Medioevo la struttura portante dell’organizzazione economico-agraria fu la Curtis che faceva capo alla Domus Curtis, di pertinenza del dominus laico o ecclesiastico, che divenne con i longobardi la sala, indicando l’edificio di residenza del fattore. Intorno a questa si articolavano tutte le attività di quel tempo, dall’agricoltura all’allevamento, sino al commercio. Sarebbe proprio un ampio spazio adibito al commercio, nei pressi dell’attuale Stazione ferroviaria, e molto importante nel Medioevo, a dare il nome all’allora villaggio di Piazza, a cui verrà poi aggiunto il nome del fiume locale. Durante questo periodo si moltiplicarono lungo la via Clodia le fortificazioni e anche a Piazza al Serchio venne eretto un castello (durante l’XI secolo) chiamato Castrum vetus, cioè Castelvecchio, su uno sperone roccioso, un luogo naturalmente difeso, che sovrasta il Borgo Sala. Prima che venisse aperto il passo di San Pellegrino (1077) e di conseguenza Castelnuovo Garfagnana divenisse il centro più importante della valle, si tenevano a Piazza al Serchio le importanti fiere di aprile e settembre (il martedì, che anche adesso è giorno di mercato).

Piazza al Serchio era quindi in una posizione strategica perché consentiva di controllare le vie per la Lunigiana e per l’Emilia. Proprio a questa collocazione fu dovuto l’interesse da parte di molti. La Sede apostolica rivendicò come suoi i possessi garfagnini della Contessa Matilde, in particolar modo il Borgo Sala che era stato fino al VII sec. residenza di Walprando Vescovo di Lucca e che per testamento l’aveva lasciato alla Mensa Vescovile di Lucca. Così dall’VIII secolo i vescovi cominciarono ad acquistare le proprietà della zona di Piazza. Agli acquisti si susseguirono i titoli giurisdizionali, che attraverso periodiche conferme da parte degli imperatori del Sacro Romano Impero (Enrico VI 1194, Ottone IV 1209, Carlo IV 1355) portarono all’investitura comitale e all’abilitazione all’esercizio dei poteri feudali nella contea di Piazza e Sala. Quindi fino al XVIII secolo su Piazza al Serchio venne esercitato il potere temporaleed il governo civile dei vescovi di Lucca ma al tempo stesso anche l’autorità spirituale del vescovo di Luni - Sarzana.
Nel 1446 i vescovi si offrirono agli estensi, ricevendo in cambio la garanzia di continuare ad esercitare la loro autorità, e così Piazza al Serchio rimase sotto il Ducato di Modena fino all’Unità d’Italia. Il possesso fu confermato anche nel 1818 dal Duca Francesco IV all’Arcivescovo Filippo Sardi, a cui venne conferito il titolo di Conte di Piazza e Sala. Nonostante l’effettivo controllo fosse del vescovato lucchese, gli Estensi imponevano sulla zona pesanti tasse. Le proteste da parte delle autorità ecclesiastiche furono diverse, specie per mano del Vescovo SforzaRiario, ma il Duca Ercole II tramite il Commissario Generale della Provincia, Giovanni Aventi, manifestò il suo dissenso ad accogliere tali richieste.
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